Siamo proprio a quel punto così ben definito da Antonio Gramsci: «Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri». Nel XXI secolo, i discepoli avvantaggiati del vecchio fascismo non si sollevano più con colonne militari. Il loro arrivo è silenzioso, come se non avessero alcun obiettivo, e cercano così di impadronirsi del potere e delle istituzioni. Stanno facendo cuocere il brodo lentamente. La limitazione dei diritti individuali e collettivi è già un fatto palpabile in Europa. La Polonia e l’Ungheria sono esempi della cosiddetta “democrazia illiberale” che si sta facendo strada ovunque. Su un altro piano, anche la Spagna ottiene un forte punteggio in questo settore, figlia di una dittatura che continua a rimanere impunita e di una democrazia sclerotica che ha lasciato una dolorosa scia di prigionieri politici, esuli e condanne periodiche della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Prigione dei popoli, democrazia poco consistente, diritti fondamentali che hanno la validità di un pezzo di carta.
Ma il fatto è che, inoltre, l’estrema destra della nostra epoca è subdola. I suoi soldati hanno imparato a far saltare in aria i principi con abilità, principi che la stragrande maggioranza della società considerava non solo universali, ma anche inviolabili. Mettere in discussione i Diritti Umani ha un obiettivo molto chiaro, perché l’estrema destra è ben consapevole che sta combattendo la battaglia culturale per vincerla, per raggiungere il concetto gramsciano di egemonia culturale. Un passo, appunto, prima della scalata al potere. Quando l’estrema destra nega la violenza di genere o i diritti LGBTQIA – per fare solo due esempi – non è uno scherzo. Non lo fanno per capriccio, ma per ideologia, con un’intenzione molto chiara: cambiare le regole del gioco e mettere in dubbio consensi che ritenevamo inviolabili. L’estrema destra non è monolitica. Ha imparato a sopravvivere mutando come un virus, adattandosi e diversificandosi, combinando tutti i colori del nero con un’abilità agghiacciante.
Ma… Noi siamo consapevoli di tutto questo?
Il brodo bolle lentamente e c’è chi lo osserva da lontano. Altri fanno del loro meglio per cambiarlo. Una cosa è molto chiara: l’orrore non arriva mai da un giorno all’altro, ci sono migliaia di esempi del passato che raccontano questo fatto, basta solo recuperarli. I parlamenti di tutta Europa si stanno spostando sempre più a destra, accettando proposte e narrazioni tipiche dell’estrema destra. Per ora, questa è la sua grande vittoria: impostare un discorso e mettere in discussione i principi fondamentali dell’uguaglianza, della tolleranza e del rispetto per la vita.
Adama Dieng, consulente delle Nazioni Unite per la prevenzione dei genocidi, ci ha ricordato: «L’incitamento all’odio precede i crimini d’odio. L’Olocausto non è iniziato nelle camere a gas. Le parole uccidono tanto quanto i proiettili». Ecco perché ci sono parole che uccidono, sì, perché sotto l’egida della paura e del disprezzo per il diverso ci sono parole che si dicono proprio per incrinare i principi fondamentali della libertà delle persone. I diritti umani, in quanto patto sociale internazionale, sono e devono rimanere indiscutibili.
Prima che sia troppo tardi, è necessario individuare e sconfiggere senza incertezze o esitazioni relativiste – dietro la trappola pseudoliberale del “tutte le idee sono valide” – quelli che Enzo Traverso definisce i “nuovi volti del fascismo”. Questo è il paradosso formulato dal filosofo Karl Popper:
La tolleranza illimitata può portare alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti; se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro la fretta degli intolleranti, il risultato sarà la distruzione dei tolleranti e, insieme a loro, della tolleranza […]. Dobbiamo rivendicare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare l’intolleranza.
Apro la finestra e guardo verso il colle, tutto quello che riesco a vedere è la sagoma della Torre del Mir che veglia su di noi giorno e notte. Continuo a rimuginare e sono ben consapevole che mi manca ancora la risposta alla domanda più importante: come si sconfigge il fascismo nel XXI secolo? Non ho la formula per impedire a questo virus di continuare ad avanzare. Non so, né credo a nessuno di coloro che affermano di avere la ricetta infallibile per farlo, perché semplicemente non esiste una formula magica contro questo male. Dopo anni di lavoro, leggendo pile di libri e viaggiando per migliaia di chilometri alla ricerca della risposta più importante, non l’ho ancora trovata e non so se riuscirò mai a trovarla.
Come dice il mio amico Miquel Ramos, il fascismo e il razzismo non si curano leggendo o viaggiando, perché fascisti e razzisti hanno letto e viaggiato molto, anche più di molti di noi. Tuttavia, nel corso degli anni ho intravisto alcuni indizi che credo ci indichino un percorso interessante da esplorare.
In tutta Europa ho visto come i ciarlatani della destra radicale populista facevano vibrare gli stadi, come gli eredi dei dittatori seppellivano la memoria dei loro crimini e come la socialdemocrazia sprofondava nella palude del liberismo più selvaggio. Forse mi sbaglio, ma sono sempre più convinto che il miglior vaccino per prevenire questo virus non possa essere altro che il patto sociale, il rispetto del diverso e il buon governo. E si deve insistere su quest’ultimo punto: il buon governo. Qualcosa di semplice e allo stesso tempo complesso come dare le risposte giuste a una cittadinanza desiderosa di un domani migliore. Un’illusione, certo, se chi occupa il potere non ha una vera vocazione al servizio di coloro che pretende rappresentare e perde l’obiettivo di lavorare per una società più giusta, più equa e più libera. Ecco perché è necessario che le persone siano coinvolte nella vita politica di tutta la società. Dobbiamo smettere di essere spettatori ed essere parte attiva di tutto ciò che ci circonda, perché, come diceva Joan Fuster, «qualsiasi politica che non faremo, sarà fatta contro di noi».
Ma la politica non è sempre sufficiente una volta che il virus dell’intolleranza è stato inoculato nella società. Perché, quando l’internazionale dell’odio si radica nelle istituzioni, serve a poco credere che solo con le buone intenzioni, la pedagogia e la coscienza collettiva questo male possa essere eliminato. La storia ce lo dice in mille modi diversi: la prima cosa che faranno gli eredi del fascismo sarà limitare i diritti e le libertà collettive per ancorarsi al potere e, per di più, lo faranno in nome della nostra libertà. Dobbiamo mettere da parte l’ingenuità e smettere di pensare che la forza della ragione supererà la ragione della forza, perché questa non è una favola, è una guerra. Le buone intenzioni sono polvere bagnata contro la violenza spietata di chi capisce solo la legge del più forte. A volte non c’è altra scelta che combattere la battaglia e farlo, se necessario, con tutti i mezzi. È pura sopravvivenza. Senza eroismi o meschinità, semplicemente tutti, da ogni angolo, facendo quello che ognuno può offrire. Alcuni di noi sanno solo scattare foto e scrivere ciò che vedono, studiando e combattendo questo male con le immagini o con le parole. Altri ci metteranno il loro corpo, rischiando la loro vita e la loro libertà.
Questa battaglia sarà lunga e dolorosa, ma coinvolge tutti, ognuno di noi. È il minimo che possiamo fare per il futuro dei nostri figli, ma anche per tutte quelle persone che ci hanno preceduto e che nella lotta contro il fascismo hanno perso il loro bene più prezioso: la propria vita. Questa battaglia inizia oggi, con ogni gesto, con ogni decisione, con ogni voto e con ogni parola. Perché questa battaglia deve essere combattuta anche da te.
[Tratto da Jordi Borràs, Tutti i colori del nero. L’estrema destra nell’Europa del XXI secolo, Castelvecchi, 2025, pp. 485-489. Traduzione di Stefania Fantauzzi]